Lo sviluppo delle intelligenze multiple secondo la teoria di Howard Gardner

Secondo lo psicologo americano H.Gardner non esiste un solo tipo di intelligenza, ma una molteplicità di forme, ovvero potenzialità biologiche presenti sin dalla nascita che in ogni essere umano assumono una particolare combinazione di livelli di sviluppo, rendendo unico il suo profilo intellettivo.

L’evolversi di ciascuna intelligenza e il raggiungimento di gradi più o meno elevati, risulta in parte condizionato da fattori genetici, ma dipende anche dalle opportunità di apprendimento offerte da una particolare contesto culturale. Non basta, dunque, individuare le inclinazioni personali, occorre esercitarle, in caso contrario rimarranno nello stato embrionale.

Gardner inizialmente teorizzò l’esistenza di sette intelligenze: linguistica, matematica, intrapersonale, interpersonale, cinestetica, musicale e visivo-spaziale; in seguito aggiunse l’intelligenza naturalistica ed infine ipotizzò l’ intelligenza esistenziale, non escludendo che in futuro se ne potessero individuare altre forme. La concezione pluralistica dell’intelligenza rappresenta una svolta importante rispetto alle teorie del passato, soprattutto per le implicazioni pedagogiche che ne conseguono. Tra le righe della teoria gardneriana è possibile cogliere un messaggio di ottimismo nei confronti del ruolo dell’educazione.

L’affermazione che nell’ individuo, in assenza di specifiche patologie limitanti l’attività cerebrale, esistono i nuclei di tutte le intelligenze, affida all’educatore il molteplice compito di scoperta, valorizzazione, compensazione, stimolo di ogni singola intelligenza e lo invita ad affrontare il suo lavoro con l’atteggiamento fiducioso di chi ha il potere e la responsabilità di essere uno strumento di miglioramento nei confronti della totalità dei propri bambini e, possibilmente anche talent-scout di eventuali eccellenze.

Ad esempio, un soggetto del tutto privo di intelligenza linguistica non potrebbe imparare a parlare, così come l’assenza di intelligenza cinestetica impedirebbe la deambulazione; i fattori biologici hanno sicuramente la loro influenza quindi non sarà possibile sviluppare in tutti allo stesso modo tutte le intelligenze ne tanto meno condurli a livelli di eccellenza ove siano mancanti i presupposti genetici. Tuttavia utilizzando l’approccio delle intelligenze multiple aumenteranno le possibilità che ognuno possa essere stimolato ad acquisire le competenze di base di ogni disciplina, raggiungendo invece alti livelli in uno o più ambiti dove si evidenziano maggiori potenzialità.

L’ intervento educativo auspicato da Gardner non è quello di un’ istruzione nozionistica, ma di una mediazione didattica che, di fronte all’ imprevedibilità delle esigenze dell’adulto del futuro, favorisca la comprensione di contenuti basilari e soprattutto la padronanza degli strumenti di accesso ai vari ambiti culturali, affinchè il soggetto possa costruirsi il proprio sapere in autonomia anche attraverso la possibilità di scelta di quei saperi maggiormente affini alla propria natura. Tenendo presente quanto affermato dallo stesso Gardner, la teoria delle intelligenze multiple non ha carattere di prescrittività nei confronti della pratica pedagogica; si potrà pertanto, mantenere fede al suo principio basilare, attraverso una mediazione didattica che faciliti la mobilizzazione delle diverse intelligenze , scegliendo in piena libertà gli obiettivi, i contenuti, le attività e le strategie.

Occorre altresì tenere presente che , in ambito scolastico scoprire le combinazioni di intelligenze dominanti in un determinato soggetto ha il fondamentale scopo di personalizzare la mediazione didattica, non deve quindi ridursi ad essere funzionale all’orientamento , né tanto meno scadere in una precoce etichettatura dei bambini.

Nella rinuncia ad un’analisi di tipo quantitativo , rimane tuttavia la necessità di conoscere attraverso quali comportamenti, tendenze, abilità si manifestano le diverse intelligenze.

L’intelligenza intrapersonale implica una buona conoscenza di sé, che spesso si riflette in comportamenti all’insegna dell’autonomia e di una soddisfacente gestione della propria persona: effettuare scelte consapevoli sulla base delle proprie preferenze, individuare i propri punti di forza e di debolezza, saper riconoscere i personali stati emotivi, identificando i fattori e le soluzioni che li hanno determinati. Nei bambini uno dei tratti che identifica un buon livello d’intelligenza intrapersonale è l’autonomia operativa, ovvero la capacità di assolvere alle principali necessità quotidiane connesse all’igiene, all’alimentazione, alla cura di sé, di perseguire progetti propri o portare a termine compiti che gli vengono affidati senza la necessità di continue sollecitazioni aiuti e stimoli esterni.

L’intelligenza interpersonale rende l’individuo capace di costruire relazioni fondate sull’empatia nel comprendere i sentimenti, le emozioni e le esigenze degli altri; di agire in modo proficuo assumendo particolari ruoli sociali di leader, facilitatore, tutore, mediatore  dei conflitti ed organizzatore. Riconoscere tale attitudine risulta abbastanza semplice ed intuitivo; sono i cosiddetti bambini socievoli che interagiscono spontaneamente con adulti  e coetanei, che prendono parte ai giochi ed alle attività di gruppo con entusiasmo e che tentano di coinvolgere gli altri nelle loro iniziative.

L’intelligenza matematica si manifesta attraverso abilità di calcolo,quantificazione, creazione di rappresentazioni spaziali, elaborazione di strategie risolutive di un problema, abilità nel cogliere le relazioni tra le cose, abilità di generalizzare le regole apprese e utilizzarle in contesti diversi. Cogliere la predisposizione alla matematica in età prescolare non è né semplice né intuitivo, questo per via della natura stessa della disciplina che si fonda principalmente sulla capacità di astrazione e conversione di simboli.

L’intelligenza naturalistica implica l’interesse per fenomeni naturali, sensibilità ai cambiamenti stagionali, curiosità espressa attraverso frequenti domande sul principio di casualità approccio multisensoriale alla realtà, attitudine alla previsione ed alla sperimentazione delle ipotesi. Il bambino che ne è dotato probabilmente mostrerà la sua propensione interessandosi alla vita delle piante, animali e fenomeni, ascoltando l’insegnante o guardando la loro rappresentazione su immagini. La presenza di uno spazio verde a disposizione dei bambini nella scuola costituisce già un ottima risorsa in quanto permette l’osservazione e l’esplorazione diretta e multisensoriale di elementi, fenomeni, insetti e volatili; offre inoltre la possibilità di creare un piccolo orto avviando esperienze di semina e coltivazione.

L’intelligenza musicale si manifesta con una spiccata sensibilità ai diversi aspetti della realtà sonora, alle variazioni di tono, di timbro, propensione alla riproduzione ed invenzione di strutture ritmiche, all’uso ed alla creazione di strumenti musicali, attitudine al canto corale ed individuale. L’esplorazione della realtà sonora risulta una pratica congeniale ai bambini a partire dalla più tenera età e la scuola può fare molto per sviluppare e valorizzare questa attitudine. Non occorrono costose strumentazioni per guidare i bambini verso la musica, si può partire dai ritmi del corpo ( respiro, battito cardiaco…), per farli giocare a riconoscere e imitare suoni onomatopeici, rumori naturali ed artificiali, costruire semplici strumenti, riprodurre ed inventare ritmi.

L’intelligenza esistenziale rende il bambino incline alla riflessione sulle tematiche che solitamente risultano oggetto dell’indagine filosofica. Il senso della vita, della morte, i valori e la giustizia. La curiosità è una prerogativa dell’età infantile, non a caso l’età che coincide con la scuola dell’infanzia viene spesso definita ” l’età dei perché”.

Ovviamente il bambino non è in grado di distinguere tra le domande inerenti il mondo fisico e quelle che trascendono la realtà sensoriale, quindi è probabile che ne formulino di entrambi i tipi pensando che ad ogni sua domanda l’adulto sia in grado di fornire una risposta. Affinchè i bambini possano coltivare un atteggiamento di ricerca spirituale, esistenziale ed etica è necessario e fondamentale che l’adulto trasmetta loro il messaggio che non  è affatto stupido continuare ad interrogarsi anche su questioni sulle quali non esistono certezze, anzi bisogna provare a trovare delle risposte personali, e confrontarle con quelle degli altri e di culture diverse dalla propria in un clima di apertura e di accettazione reciproca.

L’intelligenza linguisitica si esplica attraverso la propensione all’ascolto alla produzione verbale: chi ne è particolarmente dotato si impadronisce facilmente di termini nuovi, mostra interesse verso giochi di parole, può utilizzare il linguaggio in modo creativo. Considerando che il linguaggio verbale rappresenta il principale mediatore nelle relazioni umane, il bambino con spiccate doti linguistiche otterà molto presto il riconoscimento da parte degli adulti. Questi bambini vengono spesso esibiti dai genitori orgogliosi della loro loquacità e riempiti di nozioni che saranno invitai a sciorinare per compiacere parenti ed amici. Per valorizzare attitudini linguistiche particolarmente sviluppate, piuttosto che privilegiare un approccio di tipo nozionistico che faccia leva sulla capacità di memorizzare sarà più produttivo e soprattutto più stimolante favorirne l’impiego creativo.

L’intelligenza visivo-spaziale si traduce in sensibilità alle forme , ai colori , alle relazioni spaziali, nella capacità di una loro rappresentazione mentale anche in assenza degli stimoli visivi e nell’abilità di riproduzione plastico, grafica. Solitamente il bambino che ne possiede un alto livello è un attento osservatore della realtà, presta attenzione ai dettagli, interiorizza punti di riferimento, posizioni e direzioni. Con l’acquisizione delle abilità grafo motorie e manipolative il bambino potrà esprimere questa sua abilità attraverso accurate rappresentazioni: disegno, pittura, scultura ed attività di costruzione.

L’intelligenza cinestetica favorisce il controllo del proprio corpo,  la coordinazione dei movimenti, l’espressività attraverso la mimica e la gestualità, implica abilità nella manipolazione degli oggetti per fini funzionali o espressivi. Se un bambino che si muove poco, che appare lento goffo impacciato indica inequivocabilmente uno scarso sviluppo di questa intelligenza, sarà bene non lasciarsi ingannare dal caso opposto, perché l’iperattività, qualunque sia la causa che l’ha originata indica uno scarso controllo del corpo. Per scoprire le potenzialità connesse all’intelligenza cinestetica occorre osservare l’equilibrio statico e dinamico, la coordinazione oculo-manuale, le abilità manipolative e grafiche, l’espressività. Un’adeguata acquisizione dello schema corporeo emerge anche dal saper rappresentare attraverso il disegno la figura umana.

Importante appare dunque il ruolo della scuola o di ogni altra agenzia educativa ad orientare le potenzialità di ciascun bambino e a stimolarne l’uso creativo.